C’è un giornalismo che informa, e un giornalismo che costruisce cultura. Il Premio Fondazione Baroni al Giornalismo Inclusivo nasce per riconoscere questa seconda dimensione: quella capace di incidere nel linguaggio, nell’immaginario e, in ultima analisi, nella qualità della convivenza civile.
Con la sua seconda edizione, la Fondazione Baroni conferisce il riconoscimento a Paola Severini Melograni, figura centrale del panorama italiano, da oltre quarant’anni impegnata a raccontare il sociale con rigore, profondità e visione.
Un percorso professionale al servizio dei più fragili
Giornalista, saggista, autrice e produttrice, Paola Severini Melograni ha costruito una carriera coerente e radicale: portare al centro del discorso pubblico le persone spesso invisibili. Dalla radio alla televisione, dalla carta stampata alla produzione editoriale, il suo lavoro ha sempre intercettato i temi della disabilità, del terzo settore e dei diritti civili, anticipando sensibilità oggi sempre più diffuse.
Fin dagli anni Ottanta, con programmi radiofonici dedicati alla comunicazione sociale, fino alla fondazione dell’agenzia Angelipress – punto di riferimento per l’informazione sul no profit – Severini Melograni ha contribuito a costruire uno spazio giornalistico autonomo, competente e profondamente orientato all’impatto sociale.
Non si tratta solo di una carriera: si tratta di una linea editoriale mantenuta con coerenza nel tempo.
“O anche no”: un nuovo linguaggio per la disabilità
Il riconoscimento della Fondazione Baroni trova una sintesi esemplare nell’ultimo progetto televisivo ideato e condotto da Severini Melograni: “O anche no”, format Rai dedicato all’inclusione e alla disabilità.
Il programma, oggi giunto a centinaia di puntate e a più stagioni, rappresenta un unicum nel panorama europeo: un docu-reality sociale che racconta la vita delle persone con disabilità senza filtri, senza pietismo, senza spettacolarizzazione.
Al centro non ci sono le fragilità, ma le traiettorie di vita: lavoro, relazioni, desideri, conquiste. Le storie diventano narrazione collettiva, capace di restituire complessità e normalità, superando stereotipi consolidati.
Attorno al programma si è sviluppato un ecosistema più ampio: spin-off, progetti editoriali, libri, fino alla costruzione di una vera e propria piattaforma culturale dedicata all’inclusione.
È qui che il giornalismo si trasforma in strumento di cittadinanza.
Il senso di un premio
Il Premio Baroni al Giornalismo Inclusivo, istituito nel 2025, nasce per valorizzare professionisti capaci di raccontare la disabilità in modo autentico, rispettoso e costruttivo: non solo evidenziando criticità, ma mettendo in luce opportunità, diritti e potenzialità.
L’assegnazione a Paola Severini Melograni assume quindi un valore che va oltre il riconoscimento individuale. È un atto culturale.
Significa affermare che il modo in cui si racconta la disabilità incide direttamente sul modo in cui una società la comprende, la accoglie e la integra. Significa riconoscere che l’informazione può essere leva di cambiamento, quando sceglie di dare voce, anziché rappresentare.
Una continuità che diventa impegno
Dopo la prima edizione, che ha visto premiato Stefano Buttafuoco, la scelta della Fondazione Baroni consolida una linea chiara: sostenere un giornalismo capace di generare consapevolezza.
Con Paola Severini Melograni, questo percorso trova una delle sue espressioni più alte. Un lavoro che, nel tempo, ha contribuito a ridefinire il racconto della disabilità nel servizio pubblico e nel sistema dei media.
Un riconoscimento che guarda al passato, ma soprattutto al futuro: perché l’inclusione, prima ancora che una pratica, è una narrazione da costruire ogni giorno.